2.1 Per legittimare il licenziamento l’infrazione deve essere prevista nel codice disciplinare. L’importanza della reiterazione incide nella rilevanza disciplinare

Suprema Corte di Cassazione, Sezione lavoro, sentenza 11 gennaio 2008, n. 516

 

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Con sentenza 11 gennaio 2007, n. 516 la sezione lavoro della Suprema Corte di Cassazione, ha stabilito che anche se il comportamento contestato ad un lavoratore è disciplinarmente rilevante per rendere legittimo il licenziamento è necessario che sia previsto nel codice disciplinare e la massima sanzione espulsiva è prevista solo se l’infrazione è grave e ripetuta.

Fatto e diritto: Un dipendente aveva impugnato il licenziamento disciplinare inflittogli dalla Società Alitalia per avere effettuato acquisti tramite tessera Mille Miglia appartenente a soggetto non presente a bordo.

Il giudice di primo grado aveva accolto il ricorso del dipendente contro il  provvedimento assunto dalla compagnia sul rilievo che l’illecito contestato non era specificamente tipizzato nel codice disciplinare e dunque la sanzione espulsiva risultava illegittima.

Contro tale decisione la società ricorreva in Corte d’Appello che sosteneva che il fatto che una certa condotta non sia stata espressamente indicata nel CCNL non significa che ciò sia determinante ai fini della rilevanza disciplinare. Ma per la Corte d’Appello la mancata tipizzazione, comunque, è un elemento rilevante nella valutazione: in altre parole il comportamento disciplinarmente rilevante anche se scorretto non poteva essere considerato  tale da comportare, in assenza di alcun specifico precedente, ed in assenza di una specifica previsione in relazione alla sanzione ascrivibile, il licenziamento.

La società Alitalia è allora ricorsa in Cassazione.

La decisione della Corte di Cassazione: Per la Cassazione anche se il comportamento contestato al lavoratore (effettuazione d'acquisti a bordo dell'aeromobile e registrazione degli stessi sulla carta "millemiglia" intestata ad altra persona, non presente a bordo), era disciplinarmente rilevante ha però bocciato il ricorso dell’azienda che aveva richiesto la legittimità del recesso per giusta causa o, in subordine, nella forma del giustificato motivo soggettivo.

La Cassazione ha quindi escluso l’accostamento al reato di truffa ipotizzato dall’azienda il quanto perlatro il  dipendente non aveva posto in essere raggiri o artifici.

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE, SEZIONE LAVORO, SENTENZA 11 GENNAIO 2007, N. 516

Presidente Ciciretti – Relatore Stile - Pm Matera - Ricorrente Alitalia S.p.a. –

Svolgimento del processo

Con sentenza del 30 maggio 2003 il Tribunale di Milano accoglieva il ricorso con il quale Maurizio Biasi impugnava il licenziamento disciplinare inflittogli dalla S.p.A. Alitalia con raccomandata inviata il 7 dicembre 2001, per avere effettuato acquisti tramite tessera Mille Miglia appartenente a soggetto non presente a bordo.

Avverso tale decisione proponeva appello la società, dolendosi che il primo Giudice aveva argomentato sulla circostanza che si trattava di un illecito non specificamente tipizzato nel codice disciplinare, ai fini di motivare l'illegittimità del provvedimento espulsivo, ed insisteva sulla gravità dei fatti addebitati, che avrebbero irrimediabilmente compromesso il rapporto fiduciario con il dipendente. Insisteva, quindi, sulla la legittimità del licenziamento, chiedendo comunque, in via subordinata, almeno la conversione in licenziamento per giustificato motivo soggettivo. Si doleva, altresì, in via ulteriormente subordinata sul quantum dell'indennità risarcitoria.

Resisteva il Biasi, richiamando altresì gli ulteriori motivi di illegittimità, dedotti in primo grado e non esaminati dal primo Giudice.

Con sentenza dell'11-31 gennaio 2005, l'adita Corte d'appello di Milano, pur condividendo l'impostazione secondo cui, ai fini della rilevanza disciplinare di un comportamento, non era richiesta la sua necessaria tipizzazione nel CCNL od in altra fonte disciplinare, riteneva però che la mancata previsione fosse comunque un elemento rilevante nella valutazione della gravità dell'illecito disciplinare. Nella fattispecie, nonostante non fosse dubbio che il Biasi avesse posto in essere un comportamento disciplinarmente rilevante, violando le disposizioni aziendali sull'uso della Carta Mille Miglia ed, in particolare, il regolamento sull'uso della carta stessa, strumento promozionale rilasciato al cliente e per uso personale, siffatto comportamento non corretto non poteva essere considerato - ad avviso del giudice a quo - tale da comportare, in assenza di alcun specifico precedente, ed in assenza di una specifica previsione in relazione alla sanzione ascrivibile, la massima sanzione espulsiva.

Riteneva, inoltre, che del tutto infondato era il richiamo dell'appellante alla configurabilità del comportamento nell'astratta previsione del reato di truffa, non essendovi artifizi o raggiri, ma solo un abuso che poteva essere punito con un'adeguata sanzione conservativa.

Il Biasi si era infatti limitato a pagare gli acquisti esibendo una carta promozionale Alitalia, che consentiva di accreditare punti validi per futuri voli. Lo stesso era stato visto effettuare un acquisto usando un tessera Mille Miglia da un superiore ed a seguito di ciò era scattato il controllo, che aveva rilevato 10 acquisti di modico valore effettuati consegnando la tessera di Bergamini Giorgio per l'accredito punti.

Orbene, sia che il di Biasi avesse acquistato per l'amico, consegnando poi a quest'ultimo i prodotti dietro rimborso del prezzo (secondo quanto da lui sostenuto), sia che avesse acquistato direttamente per sé, facendo conseguire all'amico il vantaggio dei punti, il comportamento, anche se ripetuto, non poteva essere tale, secondo il comune sentire sociale (ed in questo caso il riferimento al comune sentire doveva ritenersi determinante, mancando la tipizzazione disciplinare), da giustificare il licenziamento, anche nella forma non "in tronco" del giustificato motivo soggettivo.

Per la cassazione di tale pronuncia ricorre l'Alitalia-Linee Aeree Italiane S.p.A. con un unico articolato motivo.

Resiste il Biasi con controricorso, proponendo a sua volta ricorso incidentale affidato a due motivi, cui resiste la società con controricorso. L'Alitalia ha anche depositato memoria ex art. 378 c.p.c..

Motivi della decisione

Va preliminarmente disposta la riunione del ricorso principale e di quello incidentale, trattandosi d'impugnazioni avverso la medesima sentenza (art. 335 c.p.c.).

Con il ricorso principale la società Alitalia, denunciando la violazione e falsa applicazione degli artt. 2119 c.c. e 3 L. 606/1966 (art. 360 n. 3 c.p.c.), nonché insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia (art. 360 n. 5 c.p.c.), sostiene che la Corte milanese non avrebbe adeguatamente motivato né confrontato "con le nozioni giuridiche di riferimento" le proprie statuizioni.

Più in particolare, la società ricorrente sostiene che il Giudice d'appello avrebbe negato la sussistenza di giusta causa e giustificato motivo soggettivo senza analizzare la nozione legale dell'una e dell'altro, il che, di per sé solo, integrerebbe una censurabile insufficienza di motivazione, non evidenziando l’iter logico posto a base della impugnata decisione.

Da ciò viene tratta la conseguenza della non condivisibilità del rilievo dato alla mancata tipizzazione, nel codice disciplinare, della contestata infrazione, comportando detto rilievo una contraddittorietà del provvedimento decisorio impugnato su tale specifico punto. In altri termini, stante l'antigiuridicità del comportamento contestato al lavoratore (effettuazione d'acquisti a bordo dell'aeromobile e registrazione degli stessi sulla carta "millemiglia" intestata ad altra persona, non presente a bordo), ciò avrebbe dovuto portare al riconoscimento della compromissione dell'elemento fiduciario e, conseguentemente, ed all'inquadramento del caso concreto nella fattispecie di cui all'art. 2119 c.c. ovvero, in subordine, in quella di cui all'art. 2118 c.c. nella forma del giustificato motivo soggettivo.

Il motivo è infondato.

Invero, del tutto correttamente la Corte d'appello ha ritenuto che, anche volendo considerare la rilevanza disciplinare del comportamento del Biasi, ne andasse esclusa la portata tale da determinare l'irrogabilità della massima sanzione, a maggior ragione in assenza di apposita previsione in tal senso nel codice disciplinare.

Tale motivazione, pur nella sua sinteticità, appare corretta poiché, nonostante la mancanza di esplicitazioni in ordine alle nozioni di giusta causa e giustificato motivo soggettivo, si ricollega alla censura mossa dalla società alla sentenza di primo grado ed esposta nella narrativa della pronuncia, mostrando, in tal modo di tener presente dette nozioni. In essa, infatti, si legge che l'appellante Alitalia "insiste sulla gravità dei fatti addebitati, che avrebbero irrimediabilmente compromesso il rapporto fiduciario con il dipendente".

Il Giudice a quo, ha, quindi, provveduto ad esaminare nell'ordine: il comportamento del Biasi, rilevandone l'astratta rilevanza disciplinare; la mancata previsione di tale comportamento nel codice disciplinare aziendale; l'insussistenza dell'affermata configurabilità, nella fattispecie in esame, del reato di truffa, non essendo stati posti in essere artifici e raggiri; la conseguente impossibilità di far discendere, da tale fattispecie complessiva, la giustificatezza del licenziamento in qualsivoglia delle due forme gradatamente esposte da parte datoriale. Conseguentemente ha statuito, sul punto della legittimità del licenziamento, la conferma della sentenza di primo grado.

Non ravvisandosi nell'iter argomentativo della Corte di Milano i denunciati vizi motivazionali e di violazioni di legge, l'esaminato ricorso va rigettato, con conseguente assorbimento del ricorso incidentale con cui vengono ribaditi profili di illegittimità della procedura di irrogazione della sanzione disciplinare, non esaminati dai Giudici di merito perché assorbiti dalle adottate decisioni. La peculiarità della vicenda oggetto di controversia induce a compensare tra le parti le spese del presente giudizio.

PQM

La Corte riunisce i ricorsi; rigetta il ricorso principale e dichiara assorbito l'incidentale; compensa le spese del presente giudizio.